Quando morì Giovanni, il fornaio di Vallegrigia, tutti pensarono che di pane in paese non se ne sarebbe più trovato. Nessuno infatti riteneva che GianGiovanni, il nipote dell’anziano panettiere, fosse in grado di produrre le stesse deliziose brioches e soffici pagnotte del nonno. Il ragazzo, così come i suoi cugini, non solo era molto giovane, ma aveva sempre dato tante preoccupazioni ai genitori perchè si era dimostrato inadatto in qualunque cosa avesse cercato di fare.
La chiusura del vecchio forno era una tragedia per la piccola economia di Vallegrigia, tant’è che ben presto i bar si ritrovarono senza brioches, le panetterie avevano i banchi vuoti, i mugnai non sapevano a chi vendere la farina e i garzoni erano rimasti senza lavoro. Ma quando oramai tutti avevano perso la speranza, dalla vicina città di Monteverde arrivò Sergio, un giovane studente, che promise a tutti di portare avanti il forno finchè qualcun’altro non si sarebbe fatto avanti.
I mugnai tirarono un sospiro di sollievo, i bar e le panetterie decisero con fiducia di riaprire i battenti, e il sindaco Temperino in persona andò al forno a comprare la prima rosetta della nuova gestione, promettendo a Sergio e ai suoi garzoni strade, ponti e nuovi magazzini per il forno, tutto a spese del comune! Sulle prime il fabbro e il falegname, che aspettavano da anni i permessi per costruire un magazzino, ci rimasero un po’ male ma visto che i figli facevano i garzoni al vecchio forno alzarono le spalle e applaudirono il sindaco, mettendosi in fila diligentemente per ricevere la loro prima pagnotta calda da mesi.
Ma le pagnotte non arrivarono; Sergio si scusò, ma la legna costava troppo e non avevano potuto accendere il forno. Il sindaco affranto prese il coraggio a due mani e convinto dal figlio, appena assunto come economo giù al forno, diede a Sergio il permesso di abbattere l’intero bosco di Vallegrigia per avere legna a buon mercato. La popolazione si disperò, tutti avevano ricordi d’infanzia (e non) legati alle gite nel bosco e nei suoi luoghi più appartati e inaccessibili, le sue antiche quercie erano come anziani parenti è vero, ma le pagnotte le amavano tutti, e di pane ci si vive, così loro malgrado ingoiarono il rospo.
I magazzini si riempirono di ceppi da ardere e il bosco sparì, passò un mese ma ancora il forno non sfornava. I bar chiusero di nuovo, le panetterie erano vuote e perfino il falegname dovette abbassare la saracinesca, perchè senza bosco non sapeva più dove trovare la legna. Sergio lo disse a tutti, ai baristi che aspettavano le brioches, al sindaco che sperava di ricevere un affitto per i magazzini e ai cittadini senza pane: se i mugnai non abbassano i prezzi della farina, il pane non si può fare. Ma questi sostenevano che di più non potevano fare, che già così avevano difficoltà a pagare il grano. La gente però voleva il pane, e dopo aver rinunciato al bosco ora non volevano più sentire scuse. Una folla silenziosa e minacciosa marciò dal forno fino ai mulini, e alla fine i mugnai cedettero. Pochi giorni dopo i magazzini si riempirono di farina.
Dalla morte di Giovanni era passato un anno, e ancora non si vedeva pane. Sergio non aveva detto nulla, certo, ma non ce n’era davvero bisogno: la gente sapeva che la colpa di tutto questo era dei garzoni, e quando questi passavano per la piazza del paese ricevevano molti sguardi storti. Erano pigri e spesso non andavano al lavoro, e pretendevano una paga esosa. Loro si lamentavano che da quando il forno aveva smesso di sfornare non erano più stati pagati, ma Vallegrigia aveva dovuto rinunciare al bosco, il falegname aveva chiuso, i mugnai producevano farina sottocosto e il fabbro aveva dovuto rinunciare al suo magazzino per far spazio al forno: si tirassero su le maniche! Il sindaco fu costretto suo malgrado ad ascoltare nuovamente i saggi consigli del figlio economo, e mandare i gendarmi a casa dei garzoni per obbligarli ad andare a lavorare. Non era una decisione facile, ma tutto il paese aveva bisogno di pane! I garzoni coi gendarmi andarono al magazzino per caricare legno e farina e… vuoti! I magazzini erano vuoti!
La gente inferocita se la prese coi garzoni, coi mugnai, col fabbro e il falegname finchè, avvolto in una nuvola di polvere e gas di scarico, Sergio arrivò in paese sulla sua nuova auto turbo-diesel-4×4-intercooler-gomme-ribassate-spoiler-alto per spiegare la situazione, una volta per tutte: le ha provate tutte, davvero. Per un anno ha lottato giorno e notte per sfornare pane a Vallegrigia, ma alla fine non ha avuto scelta e ha fatto smontare il forno, prendere la legna e la farina e portare tutto quanto a Monteverde, dove fare pane era più semplice, dove i mugnai erano collaborativi, dove i garzoni avevano voglia di lavorare e il sindaco era disponibile davvero, non solo a parole. Ce l’aveva messa tutta, lui, ma loro non hanno fatto altro che mettergli i bastoni fra le ruote. Ora stava al sindaco costruire strade e ponti a sufficienza per permettere ai carri carichi di pane di arrivare a Vallegrigia. Nel frattempo i cittadini che volessero le Brioches potevano andarle a comprare a Monteverde.