Più lagnoni che bamboccioni

Posted by Rob
Thursday, 8 March 2012

Il giovane italiano sul posto di lavoro non è tanto legato al posto fisso, fantasma dei tempi passati e oramai dimenticato, quanto alla lagna. La lagna costante che cerca di coprire il pressapochismo, lassismo e pure un pizzico di disonestà. “Quello guadagna di più”, “l’altro lavora di meno”, “non cresco”. E quindi ho il diritto di lavorare poco, male e rubacchiare. Potrebbero essere anche rimostranze giustificate in alcuni casi, ma quanti si sono mai posti domande come: quanto tempo e risorse impiegherebbe l’azienda per sostituirmi? Come faccio a giustificare un aumento del costo azienda per il mio lavoro? Che valore aggiunto do alla mia azienda?

Una regola immutabile del mondo è che se si vuole crescere, di salario e professionalità, bisogna mettersi in gioco e sul mercato: cambiare datore insomma. O darsi da fare, e tanto, se si ha la fortuna di lavorare in un’azienda che valorizza l’impegno. Ma qui tutti sembrano avere il culo pesante e le pantofole ai piedi. I motivi sono sicuramente scarse prospettive e un mondo del lavoro che sembra Tortuga, ma anche uno scarsissimo livello di istruzione, incapacità di muoversi e di apprendere, una sorta di ignoranza paralizzante. In un mondo infestato dai pirati, devi essere pirata anche tu, ma pare che la rassegnazione spinga la gente più verso l’accattonaggio che verso l’assalto all’arma bianca.

Forse si arriva poco preparati alle sfide della vita, forse ci si arriva tardi, forse abbiamo delle tare culturali. Di certo la nostra storia non ci aiuta ad affrontare il futuro, le generazioni passate hanno costruito questo presente misero. L’unica speranza è di avere indietro un po’ di quei cervelli che all’estero sono andati ad apprendere altri stili di vita, altre deontologie.

 

Dello stipendio dei parlamentari

Posted by Rob
Tuesday, 10 January 2012

Meritocrazia. Questo è il mantra di ogni forza politica. Quando un CEO raggiunge gli obiettivi viene premiato con ricchi bonus, spesso sotto forma di azioni. Per esempio Tim Cook, sostituto di Steve Jobs alla guida della Apple, quest’anno ha guadagnato 900.000$ più 370 milioni di dollari in azioni Apple. Se lavora bene il suo patrimonio sale, se lavora male, perde anche lui. Queste azioni sono vincolate e non potranno essere cedute per parecchi anni.
Bene, consideriamo parlamentari, ministri e sottosegretari come gli amministratori della “azienda Italia”, leghiamo il loro stipendio a dei risultati concreti. Diamogli uno stipendio base, incrementato col tasso di crescita del PIL moltiplicato dieci. Se l’Italia cresce, il loro stipendio cresce, se l’Italia recede, il loro stipendio diminuisce.

Il tasso di disoccupazione poi potrebbe diventare una trattenuta in busta paga, da destinare agli ammortizzatori sociali. Vedrai se non si inventano delle leggi che mettano la GdF in condizioni di stanare il lavoro nero.

E poi parte dello stipendio potrebbe essere pagato in titoli di stato non cedibili. Finchè lo stato è solvente bene, altrimenti ci perdono, come tutti gli altri.

Per  equità nei confronti dei colleghi e degli altri lavoratori poi occorrerà trattenere dallo stipendio ogni giorno di assenza giustificato dalla loro busta paga, come nel caso dei co.co.co. che ricordiamo non sono precari, ma flessibili e moderni.

E così via. Lavorare per obiettivi, ed essere coinvolti “emotivamente” nel buon andamento del paese. Più si impegnano, più guadagnano.

La favola di Sergio e il forno di Vallegrigia

Posted by Rob
Thursday, 29 December 2011

Quando morì Giovanni, il fornaio di Vallegrigia, tutti pensarono che di pane in paese non se ne sarebbe più trovato. Nessuno infatti riteneva che GianGiovanni, il nipote dell’anziano panettiere, fosse in grado di produrre le stesse deliziose brioches e soffici pagnotte del nonno. Il ragazzo, così come i suoi cugini, non solo era molto giovane, ma aveva sempre dato tante preoccupazioni ai genitori perchè si era dimostrato inadatto in qualunque cosa avesse cercato di fare.
La chiusura del vecchio forno era una tragedia per la piccola economia di Vallegrigia, tant’è che ben presto i bar si ritrovarono senza brioches, le panetterie avevano i banchi vuoti, i mugnai non sapevano a chi vendere la farina e i garzoni erano rimasti senza lavoro. Ma quando oramai tutti avevano perso la speranza, dalla vicina città di Monteverde arrivò Sergio, un giovane studente, che promise a tutti di portare avanti il forno finchè qualcun’altro non si sarebbe fatto avanti.
I mugnai tirarono un sospiro di sollievo, i bar e le panetterie decisero con fiducia di riaprire i battenti, e il sindaco Temperino in persona andò al forno a comprare la prima rosetta della nuova gestione, promettendo a Sergio e ai suoi garzoni strade, ponti e nuovi magazzini per il forno, tutto a spese del comune! Sulle prime il fabbro e il falegname, che aspettavano da anni i permessi per costruire un magazzino, ci rimasero un po’ male ma visto che i figli facevano i garzoni al vecchio forno alzarono le spalle e applaudirono il sindaco, mettendosi in fila diligentemente per ricevere la loro prima pagnotta calda da mesi.
Ma le pagnotte non arrivarono; Sergio si scusò, ma la legna costava troppo e non avevano potuto accendere il forno. Il sindaco affranto prese il coraggio a due mani e convinto dal figlio, appena assunto come economo giù al forno, diede a Sergio il permesso di abbattere l’intero bosco di Vallegrigia per avere legna a buon mercato. La popolazione si disperò, tutti avevano ricordi d’infanzia (e non) legati alle gite nel bosco e nei suoi luoghi più appartati e inaccessibili, le sue antiche quercie erano come anziani parenti è vero, ma le pagnotte le amavano tutti, e di pane ci si vive, così loro malgrado ingoiarono il rospo.
I magazzini si riempirono di ceppi da ardere e il bosco sparì, passò un mese ma ancora il forno non sfornava. I bar chiusero di nuovo, le panetterie erano vuote e perfino il falegname dovette abbassare la saracinesca, perchè senza bosco non sapeva più dove trovare la legna. Sergio lo disse a tutti, ai baristi che aspettavano le brioches, al sindaco che sperava di ricevere un affitto per i magazzini e ai cittadini senza pane: se i mugnai non abbassano i prezzi della farina, il pane non si può fare. Ma questi sostenevano che di più non potevano fare, che già così avevano difficoltà a pagare il grano. La gente però voleva il pane, e dopo aver rinunciato al bosco ora non volevano più sentire scuse. Una folla silenziosa e minacciosa marciò dal forno fino ai mulini, e alla fine i mugnai cedettero. Pochi giorni dopo i magazzini si riempirono di farina.
Dalla morte di Giovanni era passato un anno, e ancora non si vedeva pane. Sergio non aveva detto nulla, certo, ma non ce n’era davvero bisogno: la gente sapeva che la colpa di tutto questo era dei garzoni, e quando questi passavano per la piazza del paese ricevevano molti sguardi storti. Erano pigri e spesso non andavano al lavoro, e pretendevano una paga esosa. Loro si lamentavano che da quando il forno aveva smesso di sfornare non erano più stati pagati, ma Vallegrigia aveva dovuto rinunciare al bosco, il falegname aveva chiuso, i mugnai producevano farina sottocosto e il fabbro aveva dovuto rinunciare al suo magazzino per far spazio al forno: si tirassero su le maniche! Il sindaco fu costretto suo malgrado ad ascoltare nuovamente i saggi consigli del figlio economo, e mandare i gendarmi a casa dei garzoni per obbligarli ad andare a lavorare. Non era una decisione facile, ma tutto il paese aveva bisogno di pane! I garzoni coi gendarmi andarono al magazzino per caricare legno e farina e… vuoti! I magazzini erano vuoti!
La gente inferocita se la prese coi garzoni, coi mugnai, col fabbro e il falegname finchè, avvolto in una nuvola di polvere e gas di scarico, Sergio arrivò in paese sulla sua nuova auto turbo-diesel-4×4-intercooler-gomme-ribassate-spoiler-alto per spiegare la situazione, una volta per tutte: le ha provate tutte, davvero. Per un anno ha lottato giorno e notte per sfornare pane a Vallegrigia, ma alla fine non ha avuto scelta e ha fatto smontare il forno, prendere la legna e la farina e portare tutto quanto a Monteverde, dove fare pane era più semplice, dove i mugnai erano collaborativi, dove i garzoni avevano voglia di lavorare e il sindaco era disponibile davvero, non solo a parole. Ce l’aveva messa tutta, lui, ma loro non hanno fatto altro che mettergli i bastoni fra le ruote. Ora stava al sindaco costruire strade e ponti a sufficienza per permettere ai carri carichi di pane di arrivare a Vallegrigia. Nel frattempo i cittadini che volessero le Brioches potevano andarle a comprare a Monteverde.

Mano sul cuore o sul portafogli?

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Wednesday, 23 November 2011

Il fù Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha con profonda modestia definito le sue dimissioni un “atto generoso”. Non c’è dubbio. Basta capire chi è l’oggetto di questa generosità: gli italiani o gli azionisti Mediaset (incluso se stesso)?

Vi invito a dare un’occhiata al grafico (fonte: lavoce.info): la linea blu rappresenta lo spread di rendimento tra i titoli italiani e quelli tedeschi, quella rossa invece rappresenta la differenza tra l’andamento dell’indice FTSE e Mediaset. FTSE è l’indice del settore di riferimento di Mediaset. Quando la linea rossa va verso il basso significa che indipendentemente da come sta andando la borsa, Mediaset va peggio delle altre aziende del proprio settore. Viceversa, quando la liena rossa sale sopra lo zero Mediaset cresce più del proprio settore.

Bene: ogni qualvolta lo spread cresceva, Mediaset crollava. Se lo spread calava, Mediaset si risollevava. Berlusconi dimettendosi ha innanzitutto salvaguardato ancora una volta i propri interessi personali.

C’è nazismo e nazismo

Posted by Rob
Wednesday, 16 November 2011

Come per “la mafia buona e quella cattiva” teorizzata da Don Mike Buongiorno, anche la selezione della razza può essere a quanto pare più o meno accettabile. Le linee guida emanate dal Governo Berlusconi circa la già pessima Legge 40 vietano la diagnosi preimpianto dell’embrione, perché secondo il legislatore si tratterebbe di “selezione della razza”. In sostanza si potrebbe analizzare il genoma degli ovociti fertilizzati e scartare quelli che hanno malattie genetiche gravi prima dell’impianto, prevenendo quindi la nascita di soggetti affetti da fibrosi cistica, distrofia muscolare, talassemia e altre patologie. Pensate a due genitori portatori sani di anemia mediterranea. Con l’analisi preimpianto avrebbero la certezza di non dare alla luce un figlio malato, ma questo per la chiesa e il governo si tratta di “nazismo” o eugenetica.

Qualcuno però deve avergli fatto notare l’assurdità di sottoporre una coppia allo stress e ai costi di cure mediche spesso devastanti per la donna, per poi dare alla luce un bambino gravemente malato. E quindi? E quindi l’ovvia soluzione è stata vietare la fecondazione assistita a chi ha o è portatore sano di malattie genetiche. I malati non si possono quindi riprodurre. E se questa non è selezione della razza, come la chiamiamo?

Per notizie come queste dovrei aprire la sezione “Medioevo”.

Press-apochismo

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Monday, 31 October 2011

Qualche giorno fa avevo strabuzzato gli occhi guardando un fotomontaggio marchiano che il sito del Corriere aveva spacciato per vero: Steve Wozniak che fa la fila su un Segway davanti a un Apple Store. Oggi cercando notizie sulle nuove capsule delle Vergnano compatibili con macchine della Nespresso sono incappato nell’articolo del Corriere della Sera che ne parla. Confondono in continuazione “cialde” e “capsule”, che sono due oggetti completamente diversi, tanto da usare una foto con delle cialde che nulla ha a che fare con la Nespresso. Perfino titolo e sottotitolo dicono due cose diverse:

Ora, i media tradizionali e una parte piuttosto arretrata della nostra cultura, compreso il venerando Umberto Eco, ritengono che le notizie ricavabili da internet siano inaffidabili perchè spesso non si conosce l’identità e la competenza dell’autore. Quindi il sito personale è da “prendere con le molle”, mentre un giornale cartaceo dovrebbe darci garanzie di verifica e controllo su quanto riporta. Ma sapete quali sono davvero le due differenze principali tra il sito del Corriere e Wikipedia? Che se questa cazzata delle cialde fosse scritta su wikipedia io mi sarei loggato e avrei eliminato l’errore, e ora la voce sarebbe corretta. Invece il Corriere è impermeabile alle segnalazioni di errori, e la cazzata rimarrà li dov’è. La seconda differenza è che lo Stato sovvenziona molto generosamente i quotidiani e i loro editori, mentre Wikipedia si autofinanzia.

 

Non accettano lezioni: le danno

Posted by Rob
Thursday, 27 October 2011

Silvio Berlusconi non accetta lezioni da nessuno, dice. Fa bene, tanto non le capirebbe, quindi per non far perdere tempo a nessuno, può continuare a dedicarsi alle sue cene eleganti. Ma Renato Brunetta invece le tiene, le lezioni: “Spieghiamo l’economia: Governo Berlusconi 2008–2011, i fondamentali dell’economia e della politica economica”. Lì per lì non ci ho trovato nulla di strano: chi ha studiato econimia sa che nei libri si trovano riportati tanto i casi di successo, quanto i fallimenti più rovinosi. Ma la buona fede sulle intenzioni del ministrino vengono tradite già alla prima riga della presentazione:

“Nel documento il ministro spiega i risultati raggiunti dall’esecutivo, dal pareggio di bilancio, che verrà conseguito nel 2013, al debito pubblico “ricondotto su un sentiero di progressiva riduzione“. Brunetta inoltre sottolinea che “Nel 2014 avremo un avanzo di bilancio pari allo 0,2% del PIL…”

I risultati “raggiunti” dal Governo sono il pareggio del bilancio nel 2013, e un aumento dell’avanzo di bilancio nel 2014. Peccato che siamo nel 2011, e i risultati dei quali parla Brunetta sono solo pii desideri. E’ come se sabato prossimo festeggiassi la mia laurea, solo perchè mi piacerebbe reiscrivermi all’università per terminare gli studi. Magari nel 2014.

Wilco, the Whole Love

Posted by Rob
Tuesday, 4 October 2011

I Wilco sono una band di Chicago che si è formata nel 1994 e praticamente sconosciuta in Italia. Fanno un indie-folk-rock-sperimentale-a-tratti-addirittura-progressive molto interessante, una via di mezzo tra Sufjan Stevens e gli Arcade Fire. Il successo per loro è arrivato al quarto album, col quale hanno vinto due Grammy: Yankee Hotel Foxtrot, del 2002.
Il loro ottavo album registrato in studio è uscito il 27 Settembre, si intitola The whole love e mi è piaciuto molto, al primo ascolto. Un album tranquillo che scivola via molto bene, forse non memorabile. Stamattina mi ero ripromesso di ascoltare anche il nuovo dei Blink 182, ma non voglio rovinarmi il gusto che mi hanno lasciato i Wilco, e per conservarlo mi ascolto Sufjan Stevens che omaggia la loro terra (Illinois, 2005).

Sotto, i Wilco suonano Born alone al David Letterman Show

Lo storico saluto

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Tuesday, 27 September 2011

Quello che segue è un video di 30 secondi, che riprende Obama andare verso il Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-moon e salutare sul percorso Franco Frattini. Il saluto al nostro ministro degli esteri dura circa 2 secondi, per il resto del video si vedono Obama e Ban Ki-moon parlare. Ecco come il video viene descritto sul sito personale di Frattini:

” il Presidente degli Stati Uniti Barack OBAMA saluta affettuosamente il Ministro degli Esteri italiano, Franco FRATTINI. Sullo sfondo anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, anch’egli presente  all’incontro sulla Libia.”

Notare la modestia frattiniana di mettere “sullo sfondo” il segretario generale dell’Onu nell’incontro di due secondi tra il nostro ministro degli esteri e il presidente degli Stati Uniti.

Pane e cioccolata (solo cinque anni fa)

Posted by Rob
Tuesday, 27 September 2011

Nel Luglio del 2006 il secondo governo Prodi si era da poco insediato. Il PIL dell’Italia cresceva del 1,9%, pochino, ma più della Francia e della Gran Bretagna. Il nostro debito pubblico era più piccolo di quello attuale di quasi un quarto. La Juventus fu retrocessa in serie B per calciopoli, e la nostra nazionale in Germania riscattava milioni di immigrati, regalandogli un’estate a testa alta tra i tedeschi.