Il club dei tagliapietre
Si dice che in Italia c’è la tendenza a essere complottisti, a cercare ovunque “l’uomo col cappuccio”. In parte siamo influenzati dalla nostra storia, dalle congiure medievali, dai Borgia e via discorrendo, e in parte va detto, c’è una certa abitudine nei potenti a metterselo, sto benedetto cappuccio.
Ed è così che nei giorni in cui la magistratura scopre una nuova loggia composta da mafiosi, camorristi, giudici e senatori, Bruno Vespa, il figlio illegittimo di Mussolini, organizza una cena con il capo del governo (Silvio Berlusconi) e un rappresentante dell’opposizione (Pierferdinando Casini), il governatore di Banca d’Italia (Mario Draghi) e il presidente di una banca (Cesare Geronzi), un imprenditore (Marina Berlusconi) e un rappresentante del governo (Gianni Letta), il tutto sotto la benevola vigilanza del Vaticano, rappresentato da niente di meno che il suo segretario di stato, Tarcisio Bertone. Su quest’ultimo si sono scatenate forse le polemiche più forti, nonostante sia notorio che attualmente la chiesa è impegnata quasi esclusivamente su due fronti: violentare bambini e corrompere politici. Bisognerebbe forse essere lieti che il cardinale quella sera si stesse occupando di politica.
La cosa più grave è che a cena erano riuniti dei soggetti con i rispettivi organi di controllo, parti e controparti, il tutto a casa di un giornalista, appartenente alla categoria che in democrazia dovrebbe sorvegliare tutto e tutti, con la complicità di uno dei capi dei rappresentanti di “dio”, colui che alla fine giudicherebbe ogni uomo. Chi sorveglia le attività di Mediobanca, se il suo presidente se la spassa con il governatore di Mediobanca? Che opposizione farà Casini? Chi impedirà alle aziende di Marina Berlusconi di calpestare la concorrenza, usando la posizione politica del padre?
Nella notte tra il 7 e l’8 Dicembre qualcuno fermò il golpe Borghese, un attacco allo stato condotto dalla fresca alleanza tra fascisti e mafiosi. Ora che questa allenza è consolidata, e vincente, chi li fermerà?
